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Una grande quanto lenta e silenziosa tragedia, comune a tante aree povere, sta colpendo anche le popolazioni indigene dell'Amazzonia centrale: l'abbandono dei territori di origine per raggiungere le grandi citta , nell'illusione di trovare migliori condizioni di vita; un esodo troppo rapido e troppo intenso, un inurbamento sfuggito da tempo ad ogni controllo e con tassi di crescita insostenibili, un assedio silenzioso e soffocante alle infrastrutture urbane ed ai servizi assolutamente inadeguati. Il miraggio irresistibile di una grande citta  -Manaus, nel nostro caso -, che nei racconti e nell'immaginazione promette di offrire la realizzazione di ogni sogno possibile, nella realta  si rivela una trappola fatale per le popolazioni della foresta, semplici e ingenue, impreparate culturalmente ad affrontare il nostro mondo, e per di piu sprovviste delle difese immunitarie necessarie a sopportarne la carica infettiva.

Manaus, infatti, gia  da tempo non riesce piu ad offrire ne alloggio ne servizi e tanto meno reddito a chi vi giunge per trovarvi una sistemazione: un terzo dei tre milioni di abitanti della citta  vivono in "favelas", in baracche fatte di materiali di recupero, privi di qualunque servizio, anche i piu elementari come l'acquedotto e le fognature, e, quel che e peggio, di una qualunque prospettiva. Sono in maggioranza donne e bambini, perche i maschi in eta di lavoro sono deportati nel Sud, ricco e sviluppato, a lavorare nelle miniere o nei latifondi. Solo i maschi ovviamente, perche le donne ed i bambini sarebbero di peso alle economie di quegli Stati: cosi la nostra ricca cultura, dove ormai l'egoismo, la prepotenza e la mancanza di scrupoli trovano sempre maggiore spazio, non esita a distruggere le famiglie e ad abbandonare a se stessi fin da piccolissime decine di migliaia di bambini.

Sono come sempre i bambini a pagare il prezzo piu alto di questo disastro sociale: privati della famiglia e di ogni sostegno, di quello naturale e di quello istituzionale, e perfino di ogni affetto, sfruttati e violentati in ogni modo, senza alcuno scrupolo. Costretti a vivere di espedienti, a violare le nostre leggi per sopravvivere, imboccando senza nemmeno rendersene conto la strada senza uscita della piccola criminalita , dove i piu finiscono prima o poi eliminati da qualche rappresaglia o da un regolamento di conti, o da qualche operazione di "pulizia sociale" sponsorizzata dai cittadini piu ricchi, infastiditi da quella piaga, perche non ci sono a Manaus carceri di rieducazione per bambini; oppure costretti a vendere il proprio corpo ogni giorno, da schiavi, o qualche organo per una sola volta; o ancora a rovistare nelle discariche di rifiuti, contendendo il cibo ai cani randagi ed agli avvoltoi; o infine, ma solo i piu fortunati, a svolgere i lavori piu massacranti e senza alcuna protezione, in cambio di un piatto di riso e fagioli. Si aggregano in bande per proteggersi e farsi compagnia, vivono e dormono nelle strade, devono fuggire in permanenza e guardarsi da tutti, nulla e nessuno li protegge e li accoglie, devono cavarsela da soli fin che ce la fanno, per lo piu vivono di stenti qualche anno e poi finiscono sepolti nelle discariche dei rifiuti: eppure noi sappiamo che avrebbero la stessa dignita  e gli stessi diritti dei nostri figli.

Eppure li abbiamo visti vivere e muoversi nella foresta e sul fiume come nessuno altro sa fare, in splendida armonia con la natura di cui fanno parte, e che e parte di loro. Come che nessuno dei due potesse piu essere se stesso senza l'altro. Dobbiamo fare di tutto perche la citta non li ingoi e non li distrugga nella sua violenza.

Il problema purtroppo non riguarda solo Manaus, ma anzi fa parte di un disastro umano di dimensioni spaventose che tocca quasi tutto il Sud della terra, con le sue poche immense megalopoli, in crescita con tassi insostenibili, e che il nostro mondo ricco, industrializzato e che chiamiamo "civile" sta tranquillamente ignorando nel silenzio e nella distrazione: in realta  il fenomeno della "poverta  urbana" rappresenta uno dei problemi piu gravi con cui dovremo fare i conti nel prossimo futuro.

Ma poiche ogni azione umana parte sempre da una storia e da un incontro, anche noi siamo partiti dal grido di aiuto lanciato da alcuni amici che operano nella Amazzonia brasiliana: e cosi, dallesperienza di volontariato vissuta per cinque anni tra quelle popolazioni e dalla consapevolezza della silenziosa tragedia che esse stanno vivendo e nata Amazzonia '90.


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