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Amazzonia Sviluppo

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Amazzonia 90

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Amazzonia Sviluppo

I vari progetti realizzati nel tempo o in corso di implementazione rappresentano tanti passi di un unico percorso, che ha l’obiettivo di prevenire e contrastare il tragico processo migratorio e di inurbamento delle popolazioni native dell'Amazzonia, attraverso la promozione di sviluppo sostenibile nei territori extraurbani.

Essi formano un progetto pluriennale chiamato IL RIO DELLA SPERANZA, che racconta questa storia di solidarietà cominciata sui fiumi della Amazzonia e ora abbraccia anche Modena, con una risposta ai bisogni delle famiglie che improvvisamente, a causa della crisi economica, hanno perso il lavoro e il reddito.

Il rio della Speranza Il rio della speranza

La falegnameria è stato il primo intervento realizzato da Amazzonia 90, che nel frattempo aveva avviato il progetto per la realizzazione dell’intervento nel campo dell’ecoturismo e aveva deciso di sostenere in modo permanente e per quanto possibile la Scuola Agricola Rainha dos Apostolos.

Anche la falegnameria, come la struttura ricettiva per l’ecoturismo è pensata come impresa sociale, cioè come strumento autosufficiente e sostenibile per promuovere sviluppo in territorio extraurbano.

Per questo ha la forma di impresa produttiva ma non destina gli utili a chi l’ha realizzata, cioè ad Amazzonia 90, bensì alle attività sociali che vengono promosse in loco, oltre che alla formazione professionale dei giovani che la falegnameria stessa effettua. Essa infatti da lavoro ad una ventina di maestranze sotto la direzione di un artigiano, responsabile della produzione e anche formatore.

Gli apprendisti sono assunti e remunerati, e mentre apprendono il mestiere producono serramenti e mobili di qualità per il mercato, così che la falegnameria è scuola e impresa insieme ed è autonoma sotto il profilo economico e finanziario. Essa è stata progettata e attrezzata anche per produrre gli arredamenti, gli infissi e in generale gli elementi costruttivi in legno utilizzati per la costruzione della struttura ricettiva per l’ecoturismo, che è stato finora di gran lunga il principale cliente.

Tutta la struttura infatti, compresi gli arredi in legno per le camere degli ospiti, è stata completamente realizzata sul posto, o manualmente o dalla nostra falegnameria, la quale sarà impegnata ancora nella produzione di parte degli arredi per le aree comuni e di servizio della struttura ricettiva, nonché per le finiture.

Appena ultimato questo servizio, essa sarà trasferita a Novo Airao e messa a disposizione di una associazione locale che già produce artigianato con lavorazione manuale per offrire occupazione ai giovani di Novo Airao, e che con la gestione della falegnameria aumenterà la propria capacità di produzione e perciò di occupazione e insieme di addestramento dei giovani.

Falegnameria Falegnameria Falegnameria Falegnameria

Il 5X1000 ad Associazione Amazzonia Sviluppo Onlus è un gesto concreto per dare un futuro ai giovani dell’Amazzonia centrale.

  • Prendi la tua dichiarazione dei redditi (730, CUD, UNICO).

  • Nella sezione "Scelta per la destinazione del cinque per mille" firma all’interno della casella "Sostegno del volontariato e delle altre Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale".

  • Riporta, sotto la firma il codice fiscale di Amazzonia Sviluppo 94128760363

    Grazie al progetto “Il rio della speranza” è stato possibile dare un futuro alle comunità indigene del Basso Rio Negro attraverso lo sviluppo locale; le attività sono finalizzate a valorizzare la cultura indigena preservando il territorio con una gestione duratura e sostenibile delle risorse.

L’Associazione è impegnata nella formazione professionale delle popolazioni locali, nella creazione di microimprese familiari e progetti di microcredito. Inoltre la scuola Agricola Rainha dos Apostolos offre un futuro a quei giovani Indios altrimenti destinati al tragico destino delle favelas urbane. 

Con il microcredito è stato possibile offrire alle famiglie l’opportunità di sviluppare una microimpresa familiare: coltivazione biologica, allevamento del pesce, artigianato e falegnameria sono strumenti attraverso cui Amazzonia Sviluppo offre un’alternativa alla migrazione verso le città. 

Il villaggio di Eco Turismo promuove lo sviluppo complessivo del territorio e valorizza l’imprenditorialità locale nella gestione dell’indotto generato da questo nuovo complesso abitativo.

L’associazione è inoltre impegnata nella distribuzione gratuita di beni di prima necessità sull’area di Modena per contrastare l’insorgenza della povertà e per aiutare le famiglie Modenesi con un progetto di comunità locale.

Un grazie da parte di tutti i giovani Indios con cui lavoriamo

 

Una serie di piccoli progetti e interventi sono stati realizzati dai nostri volontari durante la loro presenza a Manaus in occasione della realizzazione del progetto della Scuola Agricola per indios per conto di AVSI, e cioè prima ancora della nascita formale della cooperativa.

A quell’epoca (1987-1992) i nostri volontari erano impegnati nella scuola agricola Rainha dos Apostolos, che costituiva l’oggetto dell’intervento di AVSI, ma ciò non ha impedito di collaborare alla crescita di altre due realtà formative, promosse anch’esse dai missionari del Pime: il “Centro de Treinamento Rural de Urucarà”, ubicata a Urucarà, piccolo villaggio sull’omonimo fiume, affluente di sinistra del rio Amazonas circa a 400 km a est di Manaus (un giorno e una notte di viaggio in barca a motore), e la scuola indigena “Sao Pedro”, presso la nazione indigena dei Satarè Mauè, nell’alto rio Andirà, affluente di destra del rio Amazonas, vicino al confine con lo stato del Parà, a circa 600 km da Manaus (quasi tre giorni di viaggio in barca, con due connessioni intermedie, nei porti di Parintins e di Barrerinha, e l’ultimo tratto con la barca della missione).

L’aiuto alle due piccole scuole è consistito nel fornire alcune migliaia di piantine di aranci, e di generatori e pompe per l’irrigazione, ma anche di scambi di informazioni e conoscenze con i docenti della Rainha dos apostolos, che si trova più vicino a Manaus e perciò in condizioni meno decentrate e isolate delle altre due. Ma interessante è stato anche il lavoro formativo avviato anche in alcuni dei villaggi con i genitori degli alunni della scuola, nell’area indigena dei Satarè Mauè.

Intervento nelle favelas Intervento nella favelas

Contemporaneamente, i volontari, che per ovvi motivi logistici risiedevano con la loro famiglia a Manaus, incontrando personalmente la drammatica situazione degli immigrati che ogni giorno giungevano ad ingrossare le favelas urbane, si sono mobilitati (a titolo personale e con mezzi propri o frutto di donazioni, in collaborazione con missionari italiani già presenti) anche per tentare qualche risposta, concentrandosi, per la vastità dei problemi, su duo sole “invasioni”: in quel periodo, precedente alla costituzione della cooperativa, sono dunque nate alcune piccole iniziative ed opere nelle favelas urbane, che qui citiamo solamente, dato che hanno appena un valore storico, ma che per i volontari sono state comunque esperienze significative sul piano personale. Sono interventi e opere che avevano ed hanno l’obiettivo di rispondere a bisogni primari dei favelados e di tentare di ridurre la loro fragilità: è evidente che si tratta di gocce nel mare del bisogno, anche per la mancanza di mezzi a disposizione, essendo risposte spontanee e personali, che non facevano parte del focus del progetto finanziato da AVSI, e che perciò non avevano alcun budget a disposizione (il solo sponsor di queste iniziative è stata la Provvidenza), ma che hanno contribuito a dare ai nostri volontari preziose conoscenze ed esperienze che sono alla base dei progetti sviluppati in seguito da Amazzonia 90 e poi da Amazzonia Sviluppo.

La prima opera a nascere, di fronte al dramma dei bambini abbandonati alla nascita da ragazzine-madri che vivono nella strada, è stata la costituzione informale di una associazione di famiglie disposte ad accogliere temporaneamente bambini abbandonati, frequentemente alla nascita, facendo un intervento di pronta accoglienza in famiglia, ma mettendoli a disposizione del tribunale dei minori di Manaus per l’adozione. In questa esperienza la famiglia dei nostri volontari, nell’arco dei quattro anni del progetto ha accolto 15 bambini abbandonati alla nascita che dopo una permanenza media in famiglia di alcuni mesi, sono poi stati adottati da altre famiglie, brasiliane o italiane.

Di fronte all’altissima mortalità dei nuovi immigrati nelle favelas per malattie infettive acquisite a causa delle disastrose condizioni igieniche delle periferie urbane e della mancanza di adeguate difese immunitarie da parte dei popoli nativi, mortalità che raggiunge il 25% nei primi mesi dall’arrivo, insieme alle suore missionarie italiane, abbiamo realizzato un dispensario di medicine e di assistenza infermieristica, che è risultata, tra tutte le opere fatte, quella che ha salvato il maggior numero di vite umane. Nelle favelas di Manaus la componente maschile è quasi totalmente assente: i maschi in età di lavoro migrano al sud con viaggi gratuiti ma senza ritorno, e senza poter portare con loro le famiglie, per lavorare nelle miniere o nei latifondi: così nelle periferie di Manaus restano prevalentemente donne e bambini, in condizioni di vita difficili, con lavori estremamente precari in un quadro di grave sfruttamento che frequentemente sfocia nella prostituzione e nella criminalità minorile. Spesso le donne hanno bisogno di affidare durante la giornata i loro bambini più piccoli (quelli un po’ più grandi, dai 6 o 7 anni, sono già relativamente autonomi e restano in strada) per poter svolgere qualche lavoro, ma non tutte hanno, e non tutte hanno parenti o amiche a disposizione.

Per rispondere a questo bisogno abbiamo costituito un asilo infantile gratuito. Per le donne si sono organizzati anche corsi di formazione per imparare a cucire e ricamare, anche come prospettiva di una attività professionale. Lo stesso si è fatto per dare qualche professionalità ai ragazzi di strada, e contemporaneamente si è organizzato un servizio specifico di aiuto alla ricerca di occupazione per favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro nelle attività più semplici.

Di fronte alla scarsità di risorse (che portano i più poveri ad alimentarsi spesso con cibi avariati raccolti nelle discariche o nei cassonetti dei rifiuti nelle aree ricche della città), è stato costituito e organizzato un Gruppo d’Acquisto con distribuzione mensile, che consente di abbassare il costo per l’approvvigionamento dei generi alimentari più essenziali ed ottimizzare il basso potere di acquisto dei loro redditi. Infine, per gestire la Scuola Agricola rilevata dal Pime, ma anche queste azioni ed opere, e in generale perchè le conoscenze e le esperienze acquisite in questo contesto divenissero patrimonio della gente del posto, fin dall'inizio si è costituita una associazione senza fini di lucro di diritto brasiliano - il “Centro de solidariedade Sao Josè” - ed e stata formata una equipe di volontari locali capace di assumerne la responsabilità.

Si tratta di una piccola ma importante esperienza di autogestione di servizi da parte della fascia sociale più debole, anche in un contesto di grave povertà e degrado.

La raccolta fondi attraverso la campagna soci, pur se inevitabilmente lenta perché ha richiesto una visita personale ad ogni singolo socio (cioè migliaia di visite) per la presentazione del progetto, è stata un’operazione eccezionale, con esito sorprendente, così come è stata commovente la generosità dei soci. Ciò nonostante, sperimentammo fin dall’inizio la strutturale sproporzione tra la nostra capacità di raccolta finanziaria, e il fabbisogno del cantiere, sproporzione che rallentò fortemente l’implementazione del progetto.

Di fronte a questa inadeguatezza ed alle difficoltà che ciò generava in cantiere, raccogliendo anche il suggerimento del Governatore e specialmente del ministro del Turismo, decidemmo di commissionare uno studio di mercato da parte della Horwath-Soteconti, una società di consulenza specializzata nel campo turistico-alberghiero: lo studio promosse a pieni voti tutti gli aspetti del progetto tranne uno: ottima l’ubicazione della struttura, l’accesso, il progetto architettonico, il contesto politico-sociale, ottimo il prodotto, il mercato potenziale del turismo di selva e la redditività presunta; ma assolutamente insufficiente la dimensione, che a loro avviso avrebbe costituito un ostacolo insormontabile nella individuazione di un gestore internazionale, condizione imprescindibile per il successo dell’iniziativa. Questione che in verità, nella nostra inesperienza nel settore, noi non avevamo mai pensato. Ci misero in contatto con un paio di operatori internazionali, che confermarono il loro interesse ad impegnarsi nella gestione della struttura ricettiva a condizione che avesse almeno 120 camere.

A quel punto si rese necessario una revisione del progetto, che fu fatta con l’assistenza dell’ufficio tecnico di Accor, gruppo alberghiero francese leader in Brasile. Accettarono di iniziare con 102 camere, ma con il nostro impegno a portarle almeno a 120 entro qualche anno, una volta avviata la gestione, ma furono categorici nel chiedere un centro congressi, un’area eventi, una piscina adeguata e altri servizi. Ovviamente anche la cucina, le celle frigorifere e il ristorante furono adeguati alle nuove dimensioni: in conclusione la struttura finì per occupare 1.600 mq coperti.  Ma il fattore che contribuì maggiormente all’aumento del costo di investimento fu la richiesta, motivata ma irremovibile, che la categoria fosse un 4 stelle. 

Con questa revisione del progetto fu evidente che la cooperativa non era in grado di fronteggiare un tale impegno finanziario, corrispondente ad un investimento che se pure perfettamente in linea con i costi standard di opere simili in tutto il mondo, non era più alla nostra portata. Perciò la strada obbligata che ci restava era la ricerca di partner profit, ricerca che fu subito attivata ma che impiegò molto tempo per dare i suoi frutti, e alla fine portò alla individuazione di una Fondazione internazionale, che partecipò ad un tratto del percorso, e poi di un gruppo finanziario-industriale di Trento specializzato nel campo delle energie rinnovabili, che si accinge ora a concludere l’operazione. 

Così, sintetizzando questo lungo percorso, Amazzonia 90 ha lanciato il progetto e ha finanziato solo la prima parte delle opere, la fondazione internazionale ha contribuito all’avanzamento del progetto nella fase intermedia, ed infine il gruppo industriale italiano sta accompagnando questa ultima fase di costruzioni, come partner di maggioranza. La gestione operativa sarà affidata al gruppo alberghiero brasiliano GJP Hotels e Resorts, di Porto Alegre, presentatoci da Accor.

In questo modo resta distinto l'impegno immobiliare, in questo caso divenuto troppo pesante per una cooperativa no-profit, dalla gestione del progetto nel suo complesso, che comprende la formazione del personale locale, l’organizzazione dei servizi esterni, la creazione di professionalità e di imprese, famigliari e cooperative, il microcredito, la promozione e il sostegno di interventi e opere sociali, ecc. cioè in una parola la promozione dello sviluppo sostenibile, che rappresenta invece la nostra mission, ed alla quale possiamo ora dedicarci con più serenità e con tutte le nostre energie.

Crediamo che sia proprio questa la forma matura della nostra iniziativa e del modello di intervento che essa propone, capace cioè di valorizzare la sinergia tra un soggetto finanziariamente solido (sia esso impresa, fondazione o istituzione) che si assume l'impegno immobiliare quando è necessario, ed un soggetto no profit che si occupa del processo di sviluppo e degli interventi sociali. Avremmo dovuto muoverci in questo senso fin dall'inizio, ma questa consapevolezza è maturata solo nel tempo: d'altronde la nostra è ancora un'opera prima, cioè un'operazione innovativa che, per quanto ci risulta, qui da noi non aveva precedenti a cui ispirarci.

Come è facile immaginare, lungo il cammino tutt’altro che semplice e non ancora concluso, abbiamo incontrato numerosi ostacoli e difficoltà, non solo sul piano delle risorse finanziarie, ma anche sul piano logistico (basti pensare che quando abbiamo iniziato i lavori non vi era alcuna strada che raggiungesse la località) e su quello burocratico, che hanno dilatato enormemente i tempi: anzi la vischiosità e sclerotizzazione della burocrazia e del sistema Brasile ha finito per pesare in modo determinante sul fattore temporale. Ma nonostante questo gli esperti ci dicono che nel frattempo il mercato turistico in questo segmento è cresciuto e siamo in grado di arrivare puntuali all’appuntamento.  Pian piano abbiamo superato i tanti ostacoli incontrati, e se nel prossimo futuro non sorgono altri imprevisti, il completamento e l’inaugurazione sono programmati per la fine del prossimo anno: faremo allora una grande festa a Modena ed una a Manaus.

Coordinate geografiche: Latitudine 2° 51’ 17” Sud, Longitudine 60° 50’ 18” Ovest.  La struttura è visibile ad alta definizione anche su Google Earth.

La costruzione La costruzione

La costruzione del villaggio La costruzione del villaggio

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