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Il metodo e gli strumenti

Il metodo adottato fin dalla nascita della cooperativa è stato quello di coinvolgere le popolazioni locali nel percorso per migliorare le loro condizioni di vita attraverso lo sviluppo: i beneficiari sono anche gli attori del processo. Gli strumenti che usiamo sono la formazione professionale e il microcredito, la creazione di professionalità, di microimprese famigliari, di imprese e di cooperative legate al territorio e alle sue risorse.Noi forniamo gli strumenti, le conoscenze, e quando possibile anche parte delle risorse finanziarie, ma è un cammino che percorriamo insieme, con il loro coinvolgimento in tutte le tappe del processo, dalla sensibilizzazione e valutazione dei bisogni e delle opportunità, alla valutazione della fattibilità di ogni azione, alla sua progettazione, alla costruzione e organizzazione, fino alla gestione.  Perciò i tempi sono i loro tempi, molto lunghi per le condizioni ambientali e culturali.  Ma la partecipazione reale dei beneficiari è una delle condizioni per la sostenibilità dei progetti e la durabilità delle attività e delle opere implementate.

L’obiettivo è favorire la permanenza e il reinserimento delle popolazioni nei loro territori di origine creando le condizioni per vivere; attraverso interventi finalizzati alla salvaguardia dei bambini che dalla disgregazione delle loro famiglie nella foresta sono abbandonati fino a che non raggiungono le città, i “meninos da rua”.

Amazzonia 90 coinvolge le popolazioni locali nella valorizzazione delle risorse e del capitale umano; fornisce gli strumenti per creare reddito e occupazione volti a realizzare e sostenere centri di accoglienza, scuole professionali, mense e infermermerie.

Il progetto “Rio della Speranza” ha visto anche la partecipazione finanziaria della regione Emilia Romagna.  La maggior parte delle risorse impiegate deriva tuttavia dalle quote sociali dei soci della cooperativa che sono 1.900, tutti italiani tranne poche eccezioni. Sono famiglie, imprese, professionisti, imprenditori che hanno apprezzato e condiviso il metodo con cui operiamo, che è quello di promuovere sviluppo attraverso la creazione di impresa sostenibile per dare continuità agli interventi. Gli strumenti che usiamo sono infatti la formazione professionale e il microcredito,  la creazione di professionalità, di microimprese famigliari, di imprese e di cooperative legate al territorio e alle sue risorse.  Tra esse una falegnameria che impiega fino a 20 maestranze, e un allevamento di pesce di 10 mila mq.   

Ma l’intervento più impegnativo e allo stesso tempo la sfida più interessante -che per il suo peso finanziario chiaramente irraggiungibile per un soggetto no-profit ha richiesto la ricerca di partner profit- è un bellissimo resort ecoturistico in fase di ultimazione sulle rive del rio Negro, ad un centinaio di km da Manaus, accanto all’arcipelago fluviale delle Isole Anavilhanas (visibile ad alta definizione su Google Earth, alle coordinate geografiche: Latitudine 2° 51’ 17” Sud, Longitudine 60° 50’ 18” Ovest). Tale operazione, caldeggiata dal Governo dello Stato di Amazonas, che ha donato il terreno e costruito la strada e la linea elettrica, ha dato occupazione ad un centinaio di maestranze locali nella fase di costruzione, prossima alla conclusione, e darà occupazione a 250 maestranze locali nella futura gestione, che è affidata al Gruppo alberghiero brasiliano GJP.. Tutta la costruzione è stata realizzata da maestranze locali, da noi formate. Anche i materiali utilizzati, il legno e la pietra, sono del posto e il progetto architettonico stesso è stato fatto insieme a loro.  Gran parte degli arredamenti è realizzato da loro con la falegnameria da noi promossa o con lavorazioni manuali: il risultato è di una incredibile bellezza. 

Amazzonia 90 ha lanciato e finanziato la prima parte del progetto, una fondazione internazionale ha contribuito all’avanzamento del progetto nella seconda fase, ed infine un gruppo industriale di Trento sta accompagnando ora questa ultima fase di costruzioni come partner di maggioranza.  Naturalmente abbiamo incontrato numerosi ostacoli e difficoltà sul piano logistico, burocratico, e finanziario, ma pian piano li abbiamo superati, e se non sorgono altri imprevisti, il completamento e l’inaugurazione sono programmati per la fine del prossimo anno: faremo una grande festa a Modena e una a Manaus. 

Ci pare che il pregio di questa operazione stia nella cooperazione che si è creta l’Italia e il Brasile, cioè tra tutti i soggetti coinvolti: le popolazioni locali, le istituzioni locali, i missionari italiani che hanno sollecitato l’intervento, Avsi che ha realizzato la scuola agricola, e poi i 1.900 cittadini italiani che hanno aderito ad Amazzonia 90 e sostenuto le sue iniziative, e le istituzioni italiane (MAE, Regione Emilia Romagna e Fondo Territoriale di Modena per la cooperazione) che hanno collaborato finanziariamente al progetto Il Rio della Speranza. Questo aspetto in particolare ci sembra pertinente con l’iniziativa dell’ ”anno 2015 dell’Italia in America Latina”, toccando più di uno degli aspetti richiamati dalla lettera del Ministero.

Un ultimo aspetto interessante di questa storia di cooperazione è costituito dalla collaborazione tra Amazzonia 90 e Arancia Film, una casa produttrice di film di Bologna diretta da Giorgio Diritti, già regista e produttore di due film pluripremiati, “Il vento fa il suo giro” del 2005 e “L’uomo che verrà”, del 2009, premiato anche dalla 4^ edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

La collaborazione con Diritti ha portato prima alla produzione di cinque documentari/interviste sponsorizzati da Amazzonia 90 e andati in onda su una Tv satellitare nazionale, su altrettanti personaggi eccezionali (missionari e volontari italiani) accomunati da una scelta di vita al servizio dei più fragili, e sulle opere da essi realizzate, e successivamente del film “Un giorno devi andare” che racconta la storia di una volontaria italiana alla ricerca del senso della vita tra le popolazioni della Amazzonia, girato lo scorso anno proprio nei territori dove noi operiamo e tra i protagonisti locali che noi gli abbiamo presentato in occasione della produzione dei documentari. Il film è stato proiettato e premiato al Festival del film della Amazzonia all’inizio di quest’anno.

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