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Allevamento Pesce

Allevamento Pesce

E’ l’ultimo dei progetti realizzati in ordine di tempo, anzi se lo si guarda all’interno del  percorso di cui alla fine farà parte si può dire che è ancora in corso di implementazione, dato che l’opera già realizzata ne costituisce solo la prima tappa. Ma una tappa che ha comunque la sua piena autonomia dal resto e dunque una sua completezza. 

Allevamento pesce  Allevamento pesce

L’idea è nata da una riflessione maturata insieme al ministro della pesca dello Stato di Amazonas sulle carenze del settore ittico regionale, basato esclusivamente sulla pesca e privo invece di strutture aziendali dedicate all’allevamento del pesce. Il settore ittico regionale è fortemente squilibrato a favore della pesca come attività predatoria, contro una assoluta carenza di produzione sostenibile attraverso l’allevamento.

Il pesce rappresenta la base alimentare delle popolazioni native della Amazzonia, ma il numero contenuto degli abitanti e la loro bassa densità sul territorio (meno di 1 abitante per kmq) insieme alla mancanza di energia elettrica e quindi della catena del freddo hanno limitato la pesca alla sola sussistenza, esercitata per lo più dagli stessi consumatori, cioè dalle popolazioni locali, con mezzi artigianali, e per la quantità strettamente necessaria alla alimentazione di un solo giorno, senza mai minacciare l’equilibrio biologico del patrimonio ittico. La mancanza della catena del freddo e di infrastrutture adeguate sul territorio, le pochissime barche attrezzate per la conservazione del pesce per il tempo necessario a raggiungere il mercato della capitale, e una offerta molto frazionata e senza alcun potere contrattuale rispetto ai pochissimi frigoriferi industriali disponibili sul territorio per la lavorazione e conservazione del prodotto, hanno fortemente ostacolato finora la crescita della pesca come attività economica e commerciale.

Dunque il ricco patrimonio ittico della regione amazzonica, grazie ai limiti strutturali della pesca e ad un ambiente geografico, climatico e biologico particolarmente favorevole, ha finora retto alla domanda di pesce della popolazione locale, numericamente limitata e in diminuzione nei territori extraurbani, ed anche del mercato di Manaus che al contrario è in continua espansione.

Allevamento pesca  Allevamento pesce

Ma oggi esso comincia ad essere minacciato dall’aumento congiunto della domanda di pesce della capitale e dei mercati vicini, e dalla recente introduzione di tecniche industriali e più efficienti di pesca. Il pesce della Amazzonia, che finora serviva solo la domanda locale, stabile nel tempo, ed era pescato con mezzi artigianali e poco invasivi, comincia ora ad uscire dai confini regionali per soddisfare anche mercati limitrofi, e viene pescato con pescherecci industriali che vengono da fuori: ciò rappresenta una minaccia, soprattutto per le specie ittiche più pregiate sul piano gastronomico, come i Pirarucù, il Tambaqui, e il Tucunarè, ma non solo.

In questo contesto, la riflessione maturata con il ministro della pesca ha messo in luce l’urgenza di favorire l’attività dell’allevamento del pesce, oggi pressoché inesistente, nonostante la evidente vocazione del territorio, e che al contrario della pesca è una attività perfettamente sostenibile: il settore è stato perciò riconosciuto dallo stesso Ministero per la Pesca (Sepror) come prioritario per il miglioramento della sicurezza alimentare delle popolazioni indigene e per lo sviluppo dei territori di foresta.

Il Ministero aveva manifestato anche l’interesse a colmare la grave lacuna esistente nel sistema della pesca, ovvero la totale mancanza di forme associative, cioè la mancanza di esperienze cooperative nel tessuto economico locale, ed aveva chiesto la nostra collaborazione anche in questo campo, richiesta che abbiamo prontamente trasmesso a Federcopesca, ma noi abbiamo preferito dedicarci allo sviluppo di una esperienza pilota nel campo dell’allevamento del pesce, in forza della sua sostenibilità. Gli unici due limiti ci sembrano essere la mancanza di tradizione ed esperienza nel campo dell’allevamento, sul piano culturale, e gli alti costi della razione alimentare, che per ora deve essere importata, sul piano economico. Ma i margini potenziali di redditività ci sono.

In forza dell’accordo di cooperazione tra la Promec (agenzia della Camera di Commercio di Modena) e Seplan (Ministero della Pianificazione economica dello Stato di Amazonas) che Amazzonia 90 aveva promosso in precedenza, a partire da questa richiesta abbiamo dunque programmato di collaborare ufficialmente con il Ministero della Pesca allo sviluppo del settore e alla promozione di una cooperativa di allevatori di pesce nel Rio Cujeras, dove stiamo già lavorando da tempo con il progetto “Il Rio della Speranza”.

Si tratta di un progetto pilota di lunga durata, e di non semplice attuazione, che introduce due concetti innovativi nella cultura locale: il concetto dell’allevamento, accanto a quello predatorio che oggi in foresta rappresenta ancora l’unica forma di procurarsi il cibo, e il concetto di cooperazione come forma adeguata di condurre attività produttive che singolarmente nessuno avrebbe la possibilità di sviluppare per mancanza di risorse. Nel lungo termine dunque il progetto punta alla nascita di una nuova figura professionale, quella di allevatori di pesce, e alla sperimentazione di una forma associativa per la gestione di un allevamento.

Allevamento pesce Allevamento pesce

Poiché una componente rilevante dell’operazione consisterà nella sensibilizzazione della popolazione, nella cui esperienza e tradizione vi è solo la pesca, e nella successiva formazione professionale, e poiché non vi è a Manaus alcune struttura attrezzata per formare allevatori di pesci, il primo passo doveva essere quello di realizzare un allevamento produttivo da utilizzare anche come luogo di formazione, e cioè con unafunzione didattica.

D’accordo con Sepror si è dunque deciso di costruire un allevamento pilota presso la Scuola Agricola Rainha dos Apostolos, che assumerà il compito di formazione dei potenziali allevatori di pesce, secondo i futuri piani di sviluppo del Ministero. Ma un ulteriore esito positivo di questa scelta è il potenziamento della scuola, che oltre ad arricchire il proprio programma didattico con l’introduzione di una nuova disciplina, può incrementare la sua capacità di autoproduzione di alimenti, sia per il consumo interno nella alimentazione degli alunni, che potenzialmente per la vendita sul mercato, nell’ottica di migliorare la cronica criticità della scuola sul piano economico, dovuta alla duplice condizione di essere totalmente gratuita per gli utenti, ai quali oltre all’attività educativa e didattica offre anche l’ospitalità, e allo stesso tempo di non poter contare su finanziamenti pubblici, dato che non è una scuola statale. Per approfondire le informazioni sulla Scuola Agricola Rainha dos Apostolos, invitiamo ad andare alla pagina dedicata.

Il progetto unisce così un beneficio di lungo termine, cioè lo sviluppo dei territori extraurbani, la prevenzione all’emigrazione e l’aumento della sicurezza alimentare delle popolazioni native, con un beneficio a breve, che consiste nel rafforzamento di un’opera strategica per le popolazioni locali, quale è la scuola, ma perennemente in difficoltà di bilancio perché dipende quasi esclusivamente da donazioni esterne..

Il percorso sarà sicuramente molto lungo, e sarà realizzato per tappe successive, la prima delle quali è già stata completata, e l’ultima lascia la possibilità di scelta tra due diverse opzioni, entrambe valide.

a) Costruzione di un allevamento pilota di pesce presso la scuola agricola Rainha dos apostolos (sulla rodovia BR 174, 40 km a nord di Manaus). L’allevamento consiste in un piccolo modulo, della dimensione di un ettaro (10 mila mq), costituito da 2 vasche maggiori per la crescita e 2 minori per la riproduzione, a terra. Le prime due vasche sono già in produzione, gli avannotti di tambaqui per il primo ciclo sono stati donati da Sepror.

L’allevamento ha una dimensione minima funzionale sia alla attività didattica che alla produzione di pesce per la alimentazione degli alunni e per la vendita sul mercato, costituendo una unità produttiva autonoma. Il modulo naturalmente potrà essere ampliato in futuro, per aumentare la produttività.

b) Formazione del personale delle comunità indigene che vorranno dedicarsi all’allevamento del pesce. Il corso per la formazione di allevatori di pesce, che si svolgerà presso la scuola agricola, partirà con una ventina di partecipanti, provenienti da tutte le comunità e preselezionati dalle comunità stesse, per dare a tutte la stessa opportunità. Dalla attività formativa e dai passaggi selettivi si conta di ricavare, al termine del corso, una decina di operatori ben preparati e decisi a procedere alla terza fase, quella produttiva e imprenditoriale.

Allevamento e pesca Allevamento e pesca

 Così come per la maggior parte delle professionalità che stiamo formando nell’ambito del progetto “il Rio della speranza”, anche per l’attività di allevamento del pesce si valorizzeranno le conoscenze di base dei beneficiari: occorre solo integrarle e fornire loro la capacità di metterle a frutto in modi nuovi. Si tratta di attività non lontane dalla vita comune, che non richiedono impiego di tecnologie complesse, perfettamente adattabili all’ambiente ed alla loro cultura. La pesca in particolare è appresa e praticata fin da bambini, e la conoscenza delle diverse specie ittiche, delle loro abitudini alimentari e delle relative epoche di riproduzione è già un loro patrimonio.

La novità sarà costituita piuttosto dai concetti di responsabilità, di amministrazione, di imprenditorialità, di cooperazione, e di mercato: occorre che imparino a lavorare in forma associata -perché nessuno di loro avrebbe ora le risorse per avviare una impresa personale in questo campo- e dunque a gestire insieme le risorse, e poi a relazionarsi con altri soggetti che operano sul mercato, dai fornitori di materie prime e di servizi, ai consumatori. Non avendo mai sviluppato alcuna attività produttiva, non hanno ancora dimestichezza con il concetto di mercato e con le sue regole, e nemmeno l’abitudine alla responsabilità e a rendere conto delle loro attività: è sicuramente una sfida, ma d’altronde è una strada obbligata, non appena dal processo di globalizzazione in atto, ma dalla emergenza costituita dall’esodo e dalla perdita dei loro figli, e perciò una strada da loro stessi invocata.

Se dunque uno degli obiettivi prioritari del progetto è preparare il terreno culturale e professionale alla costituzione di imprese famigliari e di forme associative di gestione dei processi produttivi, la formazione non potrà limitarsi alla sola trasmissione di competenze tecniche, ma dovrà interessare anche quelle amministrative e commerciali necessarie per condurre e gestire l’attività in proprio, o insieme ad altri, in forma partecipativa. In questa specifica fase, Sebrae sarà un partner privilegiato anche in questo progetto.

 c) Costituzione di una cooperativa di piccoli allevatori presso le comunità indigene e eventuale costruzione di un allevamento di pesce, da gestire in forma cooperativa.

E’ la tappa finale, che lasca aperte due opzioni, su cui in futuro si farà la scelta insieme a Sepror e alla associazione delle comunità indigene, Odespi.

I futuri allevatori formati dalla seconda fase del progetto potranno infatti sviluppare in proprio piccole attività famigliari di allevamento, utilizzando il microcredito e i contributi a fondo perduto che il Ministero sta predisponendo per i piccoli allevatori, dato che tutti gli abitanti delle comunità del rio Cujeras dove stiamo operando anche con il microcredito (vedere pagina dedicata) sono già stati censiti e hanno ottenuto i documenti di identità. La cooperativa in questo caso sarà formata dagli allevatori e avrà la funzione di coordinamento tra i singoli produttori soci, di assistenza tecnica e amministrativa e di eventuale gestione commerciale della produzione.

Se invece si opterà per la realizzazione un allevamento unico e si troveranno le risorse, la struttura avrà una dimensione maggiore di quella dell’allevamento pilota costruito presso la scuola, cioè prevedibilmente di alcuni ettari, e dunque piuttosto impegnativa sul piano finanziario, affinché abbia una capacità produttiva ed una redditività adeguate, e sarà gestito direttamente dalla cooperativa, formata in questo caso dalle famiglie che vi lavoreranno e ne saranno responsabili. Questa allora sarà impostata secondo un modello pensato appositamente per il contesto in cui operiamo, non volendo modificare il loro stile di vita e le loro consuetudini: ognuna delle famiglie socie si dedicherà alla gestione dell’allevamento e ne sarà totalmente responsabile per un solo giorno della settimana, a turno, ma collaborerà anche in altri momenti e modi secondo le necessità, pur mantenendo la maggior parte del tempo della settimana a disposizione per dedicarsi alle attività consuete della famiglia e della propria comunità. In questo modo la nuova attività non sarà prevalente per ciascuno di loro e non avrà un impatto troppo forte sulle loro abitudini di vita.

Vi sarà naturalmente una responsabilità ultima permanente esercitata da una persona coadiuvata da una equipe, sul modello del presidente e del cda delle nostre cooperative, con turnazione periodica, ma sarà data molta attenzione alla responsabilizzazione di ogni socio da un lato, e delle comunità dall’altro, che resteranno comunque un soggetto attivo e responsabile nell’operazione, attraverso i loro capi, sulla base della positiva esperienza in corso con il Microcredito. L’acquisizione del senso di responsabilità e di imprenditorialità sono i passaggi strategici obbligati ai quali dovremo accompagnarli, più importanti ancora e meno scontati della abilità tecnica e professionale.

La remunerazione dei soci, legata ovviamente alla produzione, porterà prevedibilmente ad un notevole miglioramento delle loro condizioni di vita, ma non sarà comunque tale da indurli ad abbandonare le loro consuetudini sociali, e parte della redditività andrà distribuita in vari modi sulle intere comunità, che in fondo ne saranno anche i beneficiari ultimi, dopo averne condiviso la responsabilità.

Non essendoci precedenti, il modello è da organizzare, sperimentare e perfezionare con l’esperienza sul campo. Sarà sicuramente la parte più difficile del progetto.

Quella realizzata finora è solo la prima tappa, con risorse raccolte da Amazzonia 90 e Amazzonia Sviluppo, anche grazie al cofinanziamento della Regione Emilia Romagna, del Fondo Territoriale di Modena e del Rotary Club di Modena. Hanno collaborato anche Sepror sul piano della progettazione, della consulenza e assistenza tecnica, e la Scuola Agricola fornendo il terreno, il pozzo artesiano, personale e servizi durante la pulizia e preparazione dell’area e la realizzazione delle opere. Complessivamente dall’Italia abbiamo investito nella costruzione dell’allevamento 40.000 Euro.

La seconda tappa sarà gestita dalla Scuola agricola in collaborazione con Sepror e con Sebrae, e rientra nel piano di sviluppo che sarà attivato dal Ministero, nei tempi chedipendono da loro. La terza sarà invece di competenza congiunta, nostra e di Sepror, anche per la ricerca delle risorse, che faremo prevalentemente sul territorio brasiliano: ma quest’ultima operazione non è ancora stata programmata e non sarà avviata a breve termine.

  

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