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Interventi e opere nelle Favelas Urbane

Una serie di piccoli progetti e interventi sono stati realizzati dai nostri volontari durante la loro presenza a Manaus in occasione della realizzazione del progetto della Scuola Agricola per indios per conto di AVSI, e cioè prima ancora della nascita formale della cooperativa.

A quell’epoca (1987-1992) i nostri volontari erano impegnati nella scuola agricola Rainha dos Apostolos, che costituiva l’oggetto dell’intervento di AVSI, ma ciò non ha impedito di collaborare alla crescita di altre due realtà formative, promosse anch’esse dai missionari del Pime: il “Centro de Treinamento Rural de Urucarà”, ubicata a Urucarà, piccolo villaggio sull’omonimo fiume, affluente di sinistra del rio Amazonas circa a 400 km a est di Manaus (un giorno e una notte di viaggio in barca a motore), e la scuola indigena “Sao Pedro”, presso la nazione indigena dei Satarè Mauè, nell’alto rio Andirà, affluente di destra del rio Amazonas, vicino al confine con lo stato del Parà, a circa 600 km da Manaus (quasi tre giorni di viaggio in barca, con due connessioni intermedie, nei porti di Parintins e di Barrerinha, e l’ultimo tratto con la barca della missione).

L’aiuto alle due piccole scuole è consistito nel fornire alcune migliaia di piantine di aranci, e di generatori e pompe per l’irrigazione, ma anche di scambi di informazioni e conoscenze con i docenti della Rainha dos apostolos, che si trova più vicino a Manaus e perciò in condizioni meno decentrate e isolate delle altre due. Ma interessante è stato anche il lavoro formativo avviato anche in alcuni dei villaggi con i genitori degli alunni della scuola, nell’area indigena dei Satarè Mauè.

Intervento nelle favelas Intervento nella favelas

Contemporaneamente, i volontari, che per ovvi motivi logistici risiedevano con la loro famiglia a Manaus, incontrando personalmente la drammatica situazione degli immigrati che ogni giorno giungevano ad ingrossare le favelas urbane, si sono mobilitati (a titolo personale e con mezzi propri o frutto di donazioni, in collaborazione con missionari italiani già presenti) anche per tentare qualche risposta, concentrandosi, per la vastità dei problemi, su duo sole “invasioni”: in quel periodo, precedente alla costituzione della cooperativa, sono dunque nate alcune piccole iniziative ed opere nelle favelas urbane, che qui citiamo solamente, dato che hanno appena un valore storico, ma che per i volontari sono state comunque esperienze significative sul piano personale. Sono interventi e opere che avevano ed hanno l’obiettivo di rispondere a bisogni primari dei favelados e di tentare di ridurre la loro fragilità: è evidente che si tratta di gocce nel mare del bisogno, anche per la mancanza di mezzi a disposizione, essendo risposte spontanee e personali, che non facevano parte del focus del progetto finanziato da AVSI, e che perciò non avevano alcun budget a disposizione (il solo sponsor di queste iniziative è stata la Provvidenza), ma che hanno contribuito a dare ai nostri volontari preziose conoscenze ed esperienze che sono alla base dei progetti sviluppati in seguito da Amazzonia 90 e poi da Amazzonia Sviluppo.

La prima opera a nascere, di fronte al dramma dei bambini abbandonati alla nascita da ragazzine-madri che vivono nella strada, è stata la costituzione informale di una associazione di famiglie disposte ad accogliere temporaneamente bambini abbandonati, frequentemente alla nascita, facendo un intervento di pronta accoglienza in famiglia, ma mettendoli a disposizione del tribunale dei minori di Manaus per l’adozione. In questa esperienza la famiglia dei nostri volontari, nell’arco dei quattro anni del progetto ha accolto 15 bambini abbandonati alla nascita che dopo una permanenza media in famiglia di alcuni mesi, sono poi stati adottati da altre famiglie, brasiliane o italiane.

Di fronte all’altissima mortalità dei nuovi immigrati nelle favelas per malattie infettive acquisite a causa delle disastrose condizioni igieniche delle periferie urbane e della mancanza di adeguate difese immunitarie da parte dei popoli nativi, mortalità che raggiunge il 25% nei primi mesi dall’arrivo, insieme alle suore missionarie italiane, abbiamo realizzato un dispensario di medicine e di assistenza infermieristica, che è risultata, tra tutte le opere fatte, quella che ha salvato il maggior numero di vite umane. Nelle favelas di Manaus la componente maschile è quasi totalmente assente: i maschi in età di lavoro migrano al sud con viaggi gratuiti ma senza ritorno, e senza poter portare con loro le famiglie, per lavorare nelle miniere o nei latifondi: così nelle periferie di Manaus restano prevalentemente donne e bambini, in condizioni di vita difficili, con lavori estremamente precari in un quadro di grave sfruttamento che frequentemente sfocia nella prostituzione e nella criminalità minorile. Spesso le donne hanno bisogno di affidare durante la giornata i loro bambini più piccoli (quelli un po’ più grandi, dai 6 o 7 anni, sono già relativamente autonomi e restano in strada) per poter svolgere qualche lavoro, ma non tutte hanno, e non tutte hanno parenti o amiche a disposizione.

Per rispondere a questo bisogno abbiamo costituito un asilo infantile gratuito. Per le donne si sono organizzati anche corsi di formazione per imparare a cucire e ricamare, anche come prospettiva di una attività professionale. Lo stesso si è fatto per dare qualche professionalità ai ragazzi di strada, e contemporaneamente si è organizzato un servizio specifico di aiuto alla ricerca di occupazione per favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro nelle attività più semplici.

Di fronte alla scarsità di risorse (che portano i più poveri ad alimentarsi spesso con cibi avariati raccolti nelle discariche o nei cassonetti dei rifiuti nelle aree ricche della città), è stato costituito e organizzato un Gruppo d’Acquisto con distribuzione mensile, che consente di abbassare il costo per l’approvvigionamento dei generi alimentari più essenziali ed ottimizzare il basso potere di acquisto dei loro redditi. Infine, per gestire la Scuola Agricola rilevata dal Pime, ma anche queste azioni ed opere, e in generale perchè le conoscenze e le esperienze acquisite in questo contesto divenissero patrimonio della gente del posto, fin dall'inizio si è costituita una associazione senza fini di lucro di diritto brasiliano - il “Centro de solidariedade Sao Josè” - ed e stata formata una equipe di volontari locali capace di assumerne la responsabilità.

Si tratta di una piccola ma importante esperienza di autogestione di servizi da parte della fascia sociale più debole, anche in un contesto di grave povertà e degrado.

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